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lunedì 24 gennaio 2011

Kamut: Proprietà e Benefici

Il kamut è un cereale molto antico, si pensi che già più di 5.000 anni fa era coltivato dalla popolazione egiziana; il suo aspetto è simile a quello del grano, con la differenza che i suoi chicchi hanno dimensioni più grandi e per questo motivo viene anche chiamato grano gigante.

Il kamut è strettamente imparentato con il grano e la sua pianta appartiene alla famiglia delle graminacee; questo cereale è stato riscoperto nel secolo scorso, più o meno attorno al 1940, ma la sua diffusione su larga scala è cominciata praticamente negli anni '70 ad opera di un agricoltore americano di nome Bob Quinn, a cui si deve anche attribuire il nome kamut, il cui significato è "anima della terra".
E' stato dimostrato che in confronto agli altri  tipi di grano il kamut è in grado di dare un apporto energetico molto maggiore ed è, a buon ragione, considerato uno dei cereali più completi dal punto di vista nutrizionale.
Il kamut ha un contenuto di acqua pari al 9,8%, le proteine sono presenti in misura del 17% circa, mentre troviamo un 68% di carboidrati e un 2% di fibre alimentari grezze. Come per gli altri tipi di grano il colesterolo è assente.
Tra i minerali annoveriamo il calcio, il ferro, il magnesio, il fosforo, il potassio, il rame, lo zinco, il sodio ed il selenio. Tra le vitamine presenti alcune del gruppo B ( tiamina, riboflavina, vitamina B6) e vitamina E, quest'ultima presente in quantità pari al 30% in più rispetto al grano comune. Molto importante, in ultimo, la presenza di molti aminoacidi con una concentrazione di molto superiore a quella del grano tradizionale.
La grande notorietà che il kamut ha guadagnato nel tempo è dovuta soprattutto alla sempre maggiore diffusione delle allergie alimentari; dopo lunghi studi condotti in Usa è stato infatti dimostrato che circa il 70% delle persone che non tollerano il grano tradizionale a causa di reazioni allergiche, possono tranquillamente consumare il kamut.
Le stesse indicazioni non valgono però per chi è celiaco; il kamut, allo stesso modo del grano, contiene glutine e non può quindi essere consumato dalle persone intolleranti al glutine.
Molto apprezzate, oltre alle proprietà nutritive, la sua buona digeribilità e assimilabilità. Da sottolineare la presenza di selenio, che, grazie alle sue proprietà antiossidanti, è in grado di proteggere l'organismo dagli effetti dei tanto temuti radicali liberi.
Il kamut, grazie alle sue proprietà e caratteristiche, si presta molto bene alle modalità proprie della coltivazione biologica; infatti la sua pianta è di costituzione molto robusta ed è in grado di sopportare egregiamente le varie avversità climatiche.

Attualmente viene coltivato in  diverse parti del mondo solo ed esclusivamente attraverso la coltivazione biologica ed è in grado di produrre buoni raccolti senza l'impiego di pericolosi pesticidi o fertilizzanti chimici; la concimazione avviene in modo più che naturale con l'impiego del letame proveniente dagli allevamenti.
A conferma delle buone proprietà nutrizionali, ogni 100 grammi di kamut, abbiamo un apporto calorico pari a 335 calorie.

martedì 18 gennaio 2011

Influenza intestinale

Nel linguaggio comune si parla di influenza intestinale per indicare un processo infiammatorio di origine virale che colpisce lo stomaco e l'intestino tenue; utilizzando un vocabolo medico sarebbe quindi più corretto parlare di gastroenterite virale.
Le influenze intestinali sono malattie piuttosto frequenti, che interessano tutte le classi di età ed in modo particolare i bambini. I sintomi includono nausea, vomito, dolore e distensione addominale, malessere generale, brividi, perdita di appetito, diarrea e febbre; tali manifestazioni possono durare da pochi giorni ad alcune settimane, in relazione all'agente virale implicato e alla gravità della malattia. Nell'adulto l'evoluzione è in genere benigna, con risoluzione spontanea entro poche ore o al massimo giorni, senza bisogno di alcun specifico trattamento. Analogo discorso per i lattanti e per i bambini, che sono tuttavia più soggetti alle complicanze, talora gravi, della disidratazione. La perdita di liquidi e di elettroliti associata alla gastroenterite può essere molto pericolosa anche per i soggetti anziani, debilitati o in presenza di concomitanti, gravi, malattie. I virus che causano gastroenteriti, infatti, danneggiano le cellule della mucosa intestinale, con perdita di fluidi, conseguente diarrea liquida e cattivo assorbimento di nutrienti (anche il malassorbimento dei carboidrati, che causa diarrea osmotica, può essere importante).

Influenza intestinale e rotavirus



I principali e più temuti responsabili dell'influenza intestinale sono i rotavirus che, come il nome lascia trasparire, presentano una tipica forma circolare, simile ad una ruota. Si stima che all'età di tre anni oltre il 95% dei bambini abbia subito almeno un episodio di gastroenterite virale sostenuto da rotavirus. L'infezione è abbastanza rara al di sotto dei 6 mesi, probabilmente per merito della protezione conferita dagli anticorpi materni (IgG) trasmessi per via placentare e dalle IgA contenute nel latte materno.
Esistono differenti sierotipi di rotavirus, distinti in tre gruppi: A, B e C; il bambino, può essere di volta in volta infettato da diverse forme virali, acquisendo nel frattempo un'immunità naturale che lo proteggerà dalle successive infezioni (che si manifesteranno in maniera attenuata o asintomatica). Alle nostre latitudini, il picco di infezioni si registra in inverno; alcuni episodi richiedono l'ospedalizzazione, mentre nei Paesi del terzo mondo sono comuni decorsi gravi ed addirittura mortali per spiccata disidratazione e acidosi. I rotavirus sono inoltre chiamati in causa nell'insorgenza di alcune forme di diarrea del viaggiatore; gli adulti possono infettarsi anche dopo uno stretto contatto con un lattante infetto; in ogni caso, la malattia sarà generalmente lieve o addirittura asintomatica.
A fianco dei classici sintomi sopraelencati possono comparire quelli tipici delle infezioni respiratorie (tosse e raffreddore). Le feci, diarroiche, non contengono sangue e leucociti, o solo in piccole quantità, ed il loro esame può essere utilizzato per una diagnosi più accurata.
La terapia consiste nella generosa somministrazione di liquidi ed elettroliti, preferibilmente per via orale; generalmente gli antidiarroici non sono impiegati perché, in ogni caso, è molto più importante trattare la disidratazione rispetto alla diarrea. E' fondamentale, quindi, che i genitori o chi si occupa del bambino siano consapevoli di questa necessità ed in grado di riconoscere i segni della disidratazione: uno dei parametri più utili è il confronto del peso del bambino con quello standard (disidratazione lieve: differenza < 2-3,5%; disidratazione moderata: differenza compresa tra il 4 ed il 6%; disidratazione severa: differenza ≥ 6%); in alternativa o in associazione si possono valutare altri segni obiettivi, come la secchezza delle mucose, la sete, la ridotta emissione di urina o un suo colore particolarmente scuro, la ridotta elasticità cutanea, l'aumentata frequenza cardiaca, la compromissione del sensorio, la mancanza di lacrime nel pianto e la freddezza delle estremità. Ovviamente, il consulto del pediatra è d'obbligo ogni qualvolta si sospetti un'importante influenza intestinale (diarrea particolarmente acquosa, elevato numero di evacuazioni, febbre alta, disidratazione moderata e severa). In molti casi, per la reidratazione del piccolo, verrà consigliata una soluzione glucosalina da acquistare in farmacia. Per quanto riguarda il bambino a dieta solida, non è necessario effettuare alcuna modificazione dietetica, salvo l'eliminazione di cibi e bevande ricchi di zuccheri semplici, come i succhi di frutta, che possono aggravare la diarrea per il loro effetto osmotico.
E' stata segnalata l'efficacia della batterioterapia orale (assunzione di fermenti lattici probiotici) sia a carattere preventivo che terapeutico. Dall'inizio del 2006 è disponibile un vaccino capace di proteggere, soprattutto i più piccoli, dall'attacco del virus; altri sono in via di sviluppo.
Per arginare la diffusione della malattia - che si trasmette principalmente per via oro fecale, oltre che per contatto diretto - una norma utile rimane comunque quella di lavarsi accuratamente e frequentemente le mani.

Influenza intestinale da virus Norwalk

Questo virus condivide il nome con la cittadina dell'OHio (USA), dove nel 1968 fu riconosciuto per la prima volta dopo aver provocato una grave epidemia. Il Norwalk virus ed agenti eziologici dello stesso tipo sono responsabili del 40% delle epidemie di gastroenterite acuta, spesso registrate in luoghi molto affollati come scuole, centri ricreativi, campeggi, navi da crociera, mense ed ospedali; a differenza dei rotavirus, gli episodi infettivi si distribuiscono più o meno uniformemente lungo tutto l'arco dell'anno. Il contagio avviene tramite il consumo di acqua infetta (anche potabile perché il virus è particolarmente resistente all'azione disinfettante del cloro) ed alimenti crudi contaminati (ortaggi, ostriche, crostacei ecc.). A differenza dell'influenza intestinale da rotavirus, questo tipo di gastroenterite tende a risparmiare i più piccoli per colpire i ragazzi ed i giovani adulti. La sintomatologia, generalmente di durata temporanea inferiore, e la terapia sono sovrapponibili a quelle descritte per le infezioni da rotavirus.

L'influenza intestinale può essere causata anche da altri ceppi virali, come quelli appartenenti al gruppo degli adenovirus - che interessano elettivamente i bambini, con una durata piuttosto lunga della malattia (5-12 giorni in media, fino ad oltre 2 settimane) - ed in misura minore da ceppi appartenenti al gruppo dei calicivirus e degli astrovirus. Non bisogna inoltre dimenticare che solo il 70% circa delle gastroenteriti infettive è di origine virale, mentre il rimanente 30% ha origini batteriche.

Prevenire e curare le malattie da raffreddamento

Con le piogge e il brutto tempo, arrivano anche le prime influenze. L'autunno ci regala noiosi raffreddori, tossi, febbri, mal di gola, che a volte ci costringono a letto e a rallentare gli impegni di tutti i giorni. Come è possibile evitarli? Rinforzando le difese del nostro corpo. E in questo la natura può venirci in aiuto: a cominciare da una corretta alimentazione (mangiando, per esempio, cibi di stagione come castagne, uva o melograni) e con l'ausilio delle piante officinali per rinforzare il nostro sistema immunitario.

Rimedi fitoterapici
Le piante officinali sono un ottimo mezzo per rinforzare l'organismo e metterlo nelle migliori condizioni per affrontare l'inverno.
Sia per la prevenzione che per la cura delle malattie da raffreddamento, due sono le piante più efficaci: l’echinacea e l’uncaria tumentosa. La prima è una pianta importante soprattutto nella prevenzione perché stimola le difese immmunitarie, potenziandole. La sua azione è anche curativa, infatti l’echinacea è in grado di intervenire nelle fasi acute delle malattie da raffreddamento, bloccando la proliferazione batterica tipica dei primi malanni autunnali. L’uncaria tumentosa è una radice che ha la proprietà di aumentare le difese immunitarie. Se associata all’estratto di salice è ottima contro raffreddori e tossi stagionali. È considerata un antibiotico naturale, a bassa tossicità e senza effetti collaterali. Si applica anche in caso di artriti e reumatismi.

All’echinacea o all’uncaria tumentosa può essere abbinata la rosa canina, un arbusto comune nelle boscaglie e nelle siepi lungo le strade di campagna, diffuso nelle regioni temperate e subtropicali dell'emisfero settentrionale. Per la presenza essenzialmente di vitamina C, si impiega nel trattamento di malattie influenzali, nei raffreddori, come prevenzione delle malattie virali a carico dell'apparato respiratorio; è consigliata non solo nel cambio di stagione (aumenta infatti le difese immunitarie), ma anche negli stati allergici, nelle infiammazioni e negli stati di debilitazione.

E ancora, la propoli combatte la crescita di microrganismi responsabili delle infezioni respiratorie ed è quindi indicata nei casi di tosse, tracheiti, mal di gola e raucedine. Contiene vitamine del gruppo B, vitamina C ed E, sali minerali, flavonoidi, balsami, composti di natura aromatica, aminoacidi e molte altre sostanze. È una pianta essenziale nelle affezioni delle prime vie respiratorie: è usata soprattutto in caso di mal di gola, tosse, faringite, rinite, tonsillite, otite e sinusite. La spirea e il salice contengono principi molto simili all’acido acetilsalicilico e servono a contrastare la febbre.

Il sambuco è un diaforetico (aumenta la secrezione del sudore) ed è usato quindi contro la tosse secca e la faringite. L’altea, la malva e la piantaggine sono erbe ricche di mucillagini emollienti che agiscono sulle mucose proteggendole dalle irritazioni. Menta, pino, timo e liquirizia sono invece indicati contro la tosse grassa, poiché contengono oli essenziali e saponine che stimolano la formazione di muco e lo rendono fluido favorendone così l’espettorazione.
Non appena si manifestano i primi sintomi di influenza, si suggerisce una tisana a base di spirea, sambuco, salice e rosa canina: lasciatela in infusione per 10 minuti, addolcitela con miele o zucchero e bevetela almeno tre-quattro volte al giorno.

lunedì 17 gennaio 2011

Come difendersi dal raffreddore

Un appuntamento con la stagione invernale, assolutamente indesiderato, ma che ogni anno colpisce oltre 22 milioni di italiani. E’ il raffreddore. Non un disturbo, ma una vera infezione delle vie aeree che provoca malessere generale, mancanza di concentrazione, affaticabilità, difficoltà a dormire e mal di testa. In alcuni casi, però, può portare a complicanze di un certo rilievo in persone già predisposte. Le attuali cure, fra l’altro, agiscono contro i sintomi e non contro la causa, per questo la prevenzione è l’arma più efficace.

Come si prende il raffreddore?
“I virus responsabili del raffreddore (in particolare i Rhinovirus) si diffondono da una persona all’altra attraverso le goccioline di saliva (chiamate goccioline di Flugge). Oppure, anche se in modo meno frequente, attraverso contatto diretto tra le mani o su oggetti che si toccano quotidianamente. Una volta che il virus si è insediato nella mucosa nasale, la risposta infiammatoria che ne consegue, nel tentativo di combattere l’infezione virale, si rende responsabile di quei fenomeni come aumento della secrezione nasale e ostruzione che, però, provocano fastidi”.

Si può contrastare subito?
“Ultimamente sono stati messi in commercio degli spray nasali che, se utilizzati ai primi segnali dell’infezione (entro 24-48 ore), ne prevengono lo sviluppo. Se utilizzati più avanti, invece, ne riducono i sintomi e la durata. Questi spray agiscono sulla causa, cioè sul virus, e non sui sintomi, integrando le difese naturali dell’organismo formando una barriera di protezione e inattivando il virus. Il principio su cui si basano non è farmacologico, ma meccanico”.

Quali farmaci alleviano i sintomi?
“I farmaci in commercio che alleviano i sintomi del raffreddore, ma non agiscono sulla causa che lo provoca, sono gli antinfiammatori come quelli a base di acido acetilsalicilico o di paracetamolo, gli antistaminici e i decongestionanti, che riducono l’infiammazione e l’edema delle mucose e, quindi, i sintomi. Questi farmaci, però, non agendo sulla causa non debellano il virus, che quindi fa il suo decorso, generalmente di 5 giorni”.

Sono utili gli antibiotici?
“Gli antibiotici non devono essere presi per combattere il raffreddore perché non sono utili a debellare il virus, mentre devono essere utilizzati solo se insorgono co-infezioni di tipo batterico che si sovrappongono a quella virale come le otiti o bronchiti batteriche. E’ comunque il medico che deve consigliare una loro assunzione”.

E se non passa?
“Se dopo i classici 5 giorni di decorso del raffreddore questo è ancora presente e non accenna a scomparire, oppure passa ma continua a ripetersi, è opportuno avvisare il medico perché potrebbe trattarsi di forme allergiche, come per esempio il ‘raffreddore da fieno’ o i raffreddori scatenati da stimoli irritativi come il fumo e quant’altro”.

Qualche consiglio su come prevenire il raffreddore
“Ecco alcune misure comportamentali che possono prevenire l’insorgenza del raffreddore:
- evitare per quanto possibile i luoghi affollati e chiusi perché facilitano la diffusione del virus
- evitare lo stress perché chi è stanco o stressato si ammala più facilmente
- il fumo di sigaretta indebolisce le difese dell’organismo e, quindi, va abolito
- umidificare la stanza dove si soggiorna o si dorme con una vaschetta d’acqua. La temperatura ideale è tra i 20 e i 22°C (gradi centigradi). L’aria deve essere cambiata ogni giorno aprendo le finestre.
Se, comunque, il raffreddore si è già fatto vivo, ecco alcuni consigli comportamentali:
- bere più del solito per reintegrare le perdite di liquidi che si hanno attraverso il sudore e la secrezione nasale
- mangiare cibi leggeri come semolino, carne bianca ai ferri, verdura cotta e frutta cotta
Frutta e verdura devono essere consumate a volontà, perché ricche di elementi importanti per la salute dell’organismo. Anche lo yogurt e i fermenti lattici possono essere consumati liberamente, perché rinforzano le difese naturali dell’organismo”.

venerdì 14 gennaio 2011

10 passi per combattere l'influenza con le erbe

L’Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti (ANMFIT) ha messo a punto un decalogo alimentare e di comportamento utile a prevenire e contrastare la malattia.
L'influenza è ancora una delle patologie più comuni e a più elevato costo sociale ed economico. E' stato calcolato che, solo negli Stati Uniti, ogni anno si perdono 189 milioni di giorni di scuola (pari a 500 mila anni), mentre i familiari di bambini ammalati perdono 126 milioni di giorni di lavoro. L’influenza comporta inoltre dai 20 ai 25 milioni di visite mediche e provoca circa 36 mila morti. Il costo complessivo è di 7,7 miliardi di dollari di spese mediche, più 3 miliardi spesi inutilmente in medicinali da banco.
La medicina naturale può aiutare il nostro organismo nella prevenzione e cura dell'influenza. Tenendo conto che le persone più a rischio sono bambini e anziani, ecco dunque il vademecum proposto proposto dall’Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti:
1) Evitare i fattori di rischio (fumo, ambienti e comunità chiuse, cattiva igiene, ecc.)
2) Garantirsi un’alimentazione ricca in frutta e verdura: 5 porzioni al giorno. E aggiungere sempre aglio fresco alle insalate quotidiane.
3) Aggiungere, come integratori, vitamina C naturale (da Rosa canina) e oligoelementi (Zinco e Rame).
4) Ai primi sintomi febbrili bere 2-3 tazze al giorno di tisana preparata con 2 Chiodi di garofano e 1 frammento di Cannella da far bollire in acqua per pochi minuti. Dopo l'infusione (20-30 minuti) aggiungere un cucchiaio di miele e il succo di mezzo limone.
5) Per stroncare la malattia sono molti efficaci, anche per i bambini, integratori e/o farmaci a base di estratto di Echinacea, pianta del Nord America tra le più usate e studiate. Meglio i prodotti a base di estratti standardizzati. Gli allergici e chi è in terapia con altri farmaci consultino prima un medico o il farmacista. L'Echinacea è comunque controindicata per chi ha malattie autoimmuni.
6) Le compresse a base di Uncaria tormentosa sono ottime per gli anziani con bronchite cronica ottime. Si tratta di una liana del Sud-America, i cui estratti hanno particolari proprietà immunostimolanti e sono quindi molto utili nella prevenzione.
7) Per chi invece è già debilitato da deficit immunitari c’è l’Astragalus Membranaceus, una leguminosa di origine cinese. Gli estratti dalle radici contengono polisaccaridi utili nella terapia di molte malattie da immunodeficienza.
8) Se poi l’influenza provoca dolori, curarli con Andrographis paniculata, ovvero con compresse di estratto di questa pianta tipica dell'India.
9) La stanchezza caratteristica della convalescenza si fronteggia invece con pastiglie di Eleuterococcus senticosus. E’ una pianta siberiana cugina del più noto Ginseng, appropriata per recuperare energie dopo un episodio influenzale.
10) In ogni caso, per meglio integrare fitoterapia e trattamenti convenzionali (antivirali, vaccini, farmaci sintomatici) è opportuno chiedere sempre al medico.